Etichettatura piatti monoporzione da riscaldare e servire

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Oggetto: Etichettatura piatti monoporzione da riscaldare e servire

Naturalmente le cose cambiano a seconda che si tratti di una o l'altra delle due situazioni indicate da trentino.

- Somministrazione in locali diversi da quelli di preparazione

In questo caso ritengo che il rispetto dei requisiti igienici imponga l'utilizzo di imballaggi rispondenti alle caratteristiche imposte ai prodotti preconfezionati ( unità di vendita destinata ad essere presentata come tale al consumatore ed alle collettività, costituita da un prodotto alimentare e dall'imballaggio in cui è stato immesso prima di essere posto in vendita, avvolta interamente o in parte da tale imballaggio ma comunque in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata). Conseguentemente le indicazioni in etichetta non possono che essere quelle previste per tali prodotti.

- Somministrazione negli stessi locali di preparazione

La situazione potrebbe richiamare i cosiddetti “preincartati” (prodotti confezionati sui luoghi di vendita a richiesta dell'acquirente ed i prodotti preconfezionati ai fini della vendita immediata): a mio avviso non è così.

Dalla descrizione di nadiomi, infatti, mi par di capire che non vi è né la richiesta dell'acquirente (quantomeno contestuale al confezionamento), né la vendita immediata. Parrebbe, invece, trattarsi di qualcosa di simile alle confezioni abitualmente reperibili nei banchi della grande distribuzione, sulla cui natura esiste già ampia giurisprudenza e qualche modesto articolo.

In altre parole, se immagino correttamente, le monoporzioni, una volta preparate, vengono in qualche modo confezionate, se non altro per proteggerle dall'ambiente esterno e preservare le caratteristiche dell'alimento.

Quindi, continuando nella mia ipotesi di lavoro, nei locali del ristorante/bar troviamo una serie di monoporzioni che verranno consumate in tempi ragionevolmente diversi da quelli della preparazione.

A questo punto entra in ballo il diritto del consumatore all'informazione.

Mettiamoci nei panni del cliente che si accinge a scegliere un piatto: a quali informazioni sarà interessato? Beh, in prima battuta direi: di che si tratta (denominazione di vendita) e quali sono gli ingredienti e segnatamente gli eventuali allergeni.

E la scadenza? Magari non interessa al cliente, ma certo, in fase di verifica da parte degli Organi di controllo, l'ispettore chiederebbe “Ma quanto li conservate?”

Personalmente, più che la scadenza (brutta da vedere da parte del cliente) io indicherei la data di preparazione: ovviamente l'OSA in questione dovrà documentare la durata limite delle varie preparazioni ed il loro destino, nel caso nessuno le acquisti in tempo utile.

Come si vede, si tratta di una situazione intermedia tra preconfezionato e preincartato, ma la cosa non deve stupire dato che lo stesso regolamento 1169/11 la gestisce in modo fluido (cfr. art. 44).

Conclusione: io contrassegnerei ogni monodose con le tre indicazioni in grassetto, integrando nel manuale HACCP le altre informazioni.

ciao

alf
 



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Parole chiave (versione beta)

preconfezionato, confezionamento, imballaggi, confezione, consumatore, verifica, fluido, igienico, ristorante, operatore settore alimentare, alimenti, controllo, manuale haccp, etichetta, ingrediente, limite, requisiti, prodotto alimentare, lavoro, ispettore

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