ISO 22000, BRC, IFS quale scegliere?

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Oggetto: ISO 22000, BRC, IFS quale scegliere?

Ciao ragazzi !

 

Poiché lavoro per un Ente di Certificazione famoso nel settore alimentare, ma del quale non posso fare il nome per questioni di privacy, posso riportarvi la mia personale esperienza, derivante dal contatto quotidiano con problematiche di questo genere.

BRC ed IFS sono sostanzialmente standards di certificazione “customer-oriented” e scaturiscono perciò dalla necessità di rispondere a richieste specifiche da parte dei retailers che, se non arrivano ad obbligare, quanto meno inducono progressivamente l’azienda ad adeguarsi a questo tipo di certificazione, pena l’intensificazione degli audits di seconda parte che i retailers stessi effettuano a carico dei fornitori: in sostanza, se lavori per parecchi clienti GDO e non solo e non vuoi avere lori ispettori in casa ogni due per tre, ti conviene certificarti, questo è il messaggio non scritto di fondo…

Parlando invece di ISO 22000, io personalmente la ritengo una norma decisamente più completa, flessibile e quindi utile per l’intero comparto alimentare (non solo per food propriamente detto, ma anche packaging o macchine alimentari…), se non altro perché l’approccio come norma “ISO” è positivamente meno schematico e più facilmente calzante a ciascuna specifica realtà aziendale, anche la più piccola e “particolare”…come giustamente sostiene giuliosurf, d’altra parte, la ISO 22000 non è affatto più semplice e meno impegnativa da implementare rispetto a BRC o IFS in quanto, in quest’ultimo caso, è sufficiente che l’azienda sia conforme ai requisiti puntuali previsti dagli standards, mentre la ISO 22000 prevede un approccio integrato e più complesso alla questione sicurezza alimentare (in termini ad esempio di individuazione e corretta gestione dei PRP, PRP operativi, SSOP, ecc.), quindi non soltanto un mero rispetto di punti di una fredda checklist, la ISO 22000 è indubbiamente norma molto più “viva” ed interpretabile, a tutto vantaggio dell’effettivo risultato di sicurezza alimentare e quindi anche di maggiore qualità produttiva per l’azienda.

Rimane però il fatto, e su questo al momento attuale non ci piove, che la ISO 22000 non è attualmente molto diffusa ed applicata, o comunque lo è molto meno rispetto a BRC-IFS, semplicemente per il fatto che questi ultimi due sono richiesti dal mercato, ed un’azienda per vendere è più che ovvio che si adegui; tuttavia, dal mio punto di vista la ISO 22000 rimane norma molto più completa ed utile per gli scopi di sicurezza alimentare che ci si prefigge (notare che questi non sono gli unici scopi di BRC-IFS, che hanno invece una parte rilevante relativa alla gestione dei rapporti contrattuali con i clienti), per cui personalmente rimango nonostante tutto convinto che sarà questa la vera norma del futuro in tutto il comparto alimentare…

…o ancora meglio della ISO 22000, esisterebbe anche la norma che da essa è nata e si è sviluppata, con l’aggiunta dello standard inglese PAS 220: il frutto di questa unione è stata la norma FSSC 22000:2009, la cui finalità è quella di chiarire, integrare e quindi migliorare alcuni degli aspetti già trattati dalla ISO 22000 (tra cui, ad esempio, le rilavorazioni, le procedure di ritiro-richiamo del prodotto, lo stoccaggio, la difesa del prodotto da possibili attacchi esterni): considerando che questa norma è stata sviluppata in collaborazione con grandi gruppi alimentari internazionali, tra cui Danone, Kraft, Unilever e Nestlé, se lavorate e/o collaborate con almeno uno di questi gruppi, è più che probabile che un’eventuale certificazione a fronte dell’FSSC 22000 sia più che apprezzata e riconosciuta dal cliente (come infatti sta già accadendo)…

Spero comunque di aver fornito un contributo, per quanto modesto, ma possibilmente utile alla discussione in corso…ciao!!



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Parole chiave (versione beta)

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