Tecnologi Alimentari: il Dott. Marco Massa

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Oggetto:

De Simoni: Buongiorno Dott. Massa, quest'oggi riprendiamo, dopo un breve periodo di pausa, il nostro ciclo d'incontri dedicato alla scoperta della nostra splendida Professione ed intitolato TAFF: i Tecnologi si raccontano.

Con il Suo gentile contributo esamineremo in particolare il comma d) dell'articolo 2 della Legge 59/1994, che stabilisce tra le competenze del Tecnologo Alimentare "le analisi dei prodotti alimentari; l'accertamento ed il controllo di qualità e di quantità di materie prime alimentari, di prodotti finiti, di additivi, di coadiuvanti tecnologici, di semilavorati, di imballaggi e di quanto altro attiene alla produzione e alla trasformazione di prodotti alimentari; la definizione degli standard e dei capitolati per i suddetti prodotti. Tali attività sono svolte presso strutture sia private che pubbliche".

Lei si e' occupato per diversi anni di analisi di laboratorio condotte su matrici alimentari, in particolare in ambito microbiologico e biochimico; alla luce della Sua personale esperienza, Le andrebbe di spiegarci il summenzionato comma ed in cosa consista il lavoro di Analista di Laboratorio?

Massa: Ringrazio innanzitutto TAFF per l'opportunità e l'occasione di poter lasciare testimonianza della mia esperienza. Passiamo quindi alla domanda che mi viene fatta. L'art. 2, tra le diverse competenze del Tecnologo Alimentare, distingue le analisi di un prodotto alimentare dalla verifica della qualità dello stesso, in quanto il termine analisi comprende non solo una descrizione delle proprietà chimiche, microbiologiche e/o sensoriale di un alimento, ma anche l'accertamento dell'eventuale presenza di contaminanti e/o sostanze che possano comportare un pericolo per la salute umana.

Il controllo qualità è riferito invece ad un contesto industriale, dove il controllo esteso delle materie prime, dei semilavorati e/o del prodotto finito permette di monitorare il processo produttivo al fine di implementarlo e/o di correggerlo in caso di anomalie/imprevisti.

Standard e capitolati afferiscono alla sfera di contatto con il cliente e/o con il fornitore, che risultano decisive per la definizione del risultato finale e permettono di mantenere rapporti trasparenti e chiaramente definiti, basati sulla capacità di garantire la costanza del risultato produttivo da entrambe le parti.

La funzione dell'Analista di Laboratorio, oltre all'esecuzione materiale di tali analisi, è quella di redigere l'apposita documentazione e registrazione delle suddette analisi ai fini dei controlli ispettivi (interni e non) per la verifica della conformità e dell'affidabilità del processo produttivo nel suo complesso.

Questa figura non va intesa come un tecnico che funge da mero esecutore di analisi routinarie, ma va interpretata come un operatore della Filiera Agroalimentare, che, grazie sia alle sue competenze ed abilità specifiche sia all'esperienza all'interno di uno o più settori, riesce ad interpretare i dati di analisi e da lì a suggerire miglioramenti e/o azioni correttive utili per il miglioramento ed il consolidamento del livello qualitativo del servizio/bene di servizio prodotto.

D: Tempo fa, mi giunse voce di un neolaureato in Scienze e Tecnologie Alimentari che, presentatosi ad una selezione presso un'agenzia di somministrazione del lavoro per un posto d'Analista di Laboratorio in un'industria alimentare, si sentì rispondere dal reclutatore che i laureati in STA non sarebbero ben visti per occuparsi di laboratorio.

Ciò e' a dir poco discutibile... Il Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari prevede un considerevole quantitativo di ore d'esercitazione in laboratorio, associate ad una solida preparazione teorica ed è forse uno dei Corsi di Laurea con il maggior numero di ore di laboratorio.

Lei, cosa si sentirebbe di dire per rassicurare coloro che, per qualche ingiustificata ragione, nutrissero dubbi in tal senso? Quali sono i vantaggi per un imprenditore nello scegliere d'avvalersi di un TA per la conduzione delle analisi rispetto ad altri professionisti?

M: Il caso su menzionato mi sembra singolare se non paradossale, e varrebbe la pena approfondirlo in altra sede. Recentemente mi sto occupando di formazione e selezione del personale in ambito tecnico-scientifico, e a questo proposito vorrei condividere alcune nozioni che potrebbero essere uno spunto per coloro che si apprestano ad affrontare un colloquio di lavoro.

Lasciando da parte i meriti e le competenze specifiche di un candidato, un elemento importante se non determinante per il colloquio di selezione è l'attinenza del profilo del candidato in questione a quelle che sono le specifiche caratteristiche richieste dall'azienda/datore di lavoro.

Oltre a specifiche competenze tecniche e/o precedenti esperienze professionali, le aziende richiedono anche determinate caratteristiche comportamentali e/o caratteriali compatibili con quelli che sono il contesto lavorativo e la situazione aziendale specifica.

Mi spiego meglio. Una persona ambiziosa che punta ad alti livelli di soddisfazione lavorativa e gratificazione personale (nel gergo del settore è chiamato il "cavallino rampante") mal si adatterebbe ad un contesto dove invece le prospettive di crescita professionale sono limitate e/o si cerca una persona da inserire stabilmente con un numero preciso e definito di mansioni.

Nell'ambito del controllo qualità, ad esempio, i ruoli sono piuttosto statici e una persona con ambizioni di carriera potrebbe sentirsi a disagio se non insoddisfatta dai compiti e dal contesto in cui opera.

Un altro fattore importante nella decisione "assunto/non assunto" è la compatibilità tra il livello scolastico e/o professionale raggiunto dal candidato e la dimensione aziendale del datore di lavoro: un profilo di alto livello di solito viene associato a contesti lavorativi di dimensioni medio-grandi con ampi margini di crescita e remuneratività, mentre, per aziende di dimensioni meno importanti e con risorse più limitate, si ricercano profili come neolaureati con meno esperienza professionale alle spalle.

Venendo al nocciolo della questione, la mia opinione personale è che un laureato in STA non deve sentirsi inferiore ad altri suoi colleghi di altre materie scientifiche (nel caso specifico mi riferisco a laureati in Chimica e Tecnologia Farmaceutica o in Ingegneria, che sono i "concorrenti" nel nostro settore), perché un corso di Laurea come quello in Scienze e Tecnologie Alimentari:

1) offre una visione di insieme della filiera agro-alimentare nel suo complesso di attori ed operatori (che i nostri "concorrenti" acquisiscono solo con l'esperienza lavorativa e non perchè fa parte del loro background scolastico);

2) garantisce competenze specifiche in diversi ambiti professionali (legislativo, chimico-operativo, nell'ambito della certificazione volontaria, dell'assicurazione qualità, del marketing e della promozione pubblicitaria) di cui altri settori delle scienze e delle tecniche sono carenti o forniscono in parte e/o limitandosi a mere nozioni teoriche di base;

3) l'elasticità mentale di analisi che si ottiene da questo corso di studi permette di adattarsi anche a contesti lavorativi diversi senza particolari problemi. Un imprenditore che decide di assumere un Tecnologo Alimentare decide di orientarsi su una figura, che non fa da mero esecutore materiale di prove analitiche e/o di documentazione e certificazione, ma sceglie un professionista che è in grado di interpretare la realtà ed il contesto lavorativo in cui opera ed agisce di conseguenza tendendo al miglioramento continuo e al raggiungimento di alti livelli qualitativi e standard di eccellenza in un'ottica di medio-lungo periodo.

D: La maggior parte delle Università Italiane, ne abbiamo discusso in precedenza, godono di scarse risorse da destinare alla Ricerca. Tale carenza è comune ad una larga parte dell'Industria del nostro Paese che investe poco (in molti casi, nulla) in settori strategici come l'innovazione, la ricerca e lo sviluppo.

Lei ha condotto esperienze universitarie e post universitarie all'estero: quale e' stata la Sua impressione? Vi sono davvero delle differenze tanto marcate? Quali sono secondo Lei i punti di forza e di debolezza della nostra Università rispetto a queste realtà estere?

M: I contesti universitari in questo specifico momento storico navigano in pessime acque a causa della mancanza di interventi esterni di origine statale e/o governativa che invece dovrebbero essere più massicci e costanti nel tempo.

Mi sento di spezzare una lancia in favore delle Università (in quanto è un settore in cui ho una buona esperienza ed un ricordo piacevole) e colgo l'occasione per rispondere all'ultima parte della domanda. Le Università (specie quelle Facoltà tecnico-scientifiche) possono vantare:

a) persone con un ampio background professionale e conoscitivo dotate anche di una discreta elasticità e flessibilità mentale così da essere in grado di operare contemporaneamente su più ambiti del settore specifico di loro conoscenza e competenza,

b) dotazioni strumentali e risorse materiali che solo pochi e limitati contesti industriali possono ottenere,

c) relazioni con altri centri di ricerca di alto livello e contesti operativi di tipo industriali dove poter rendere reale ed applicativo la competenza e la conoscenza acquisita,

d) la alta qualità scientifica dei lavori prodotti e dei risultati ottenuti è un dato certo e condiviso a livello sia nazionale sia internazionale.

Un altro fattore, che vale la pena sottolineare a mio parere, è anche l'elasticità e la flessibilità mentale che giovani ricercatori italiani dimostrano in altri contesti stranieri e che viene riconosciuta e premiata in ambito internazionale.

Purtroppo, un ambiente come quello della Ricerca universitaria non è un ambiente idilliaco, in quanto è quanto mai soggetto ad un'eccessiva e soffocante burocrazia ed organizzazione amministrativa che frena ogni entusiasmo e qualsivoglia possibilità di sviluppo. Inoltre l'ambito universitario è un settore dove si raggiunge facilmente la saturazione e dove le probabilità di turnover e/o di ricambio generazionale sono limitate e perlopiù di natura puntiforme e casuale.

Ciò che ci separa e ci differenzia da altri contesti internazionali, a mio parere, si può limitare alla presenza e all'intervento delle amministrazioni politiche e governative, che in altri paesi, come Germania e Finlandia, promuovono non solo gli studi universitari fra i giovani, ma anche incentivano e stimolano la Ricerca universitaria facendo proprio gioco-forza su quelle che sono le giovani leve accanto a esperti di fama consolidata nel tempo.

D: Restando ancora per un momento in tema di differenze, Lei ha recentemente ultimato un Dottorato di Ricerca. L'impressione e' pero' che nel nostro Paese questo tipo di formazione superiore non venga valutata con il giusto peso. La dimostrazione lampante e' la difficoltà con cui s'incontrano PhD al di fuori dell'ambito accademico.

Eppure, disporre di figure altamente qualificate, specialmente in determinati ambiti, potrebbe dare all'industria italiana il giusto slancio per tornare ad essere competitiva. Che ruolo, secondo Lei, potrebbe giocare il nostro Ordine in tutto ciò?

M: Il PhD è una questione piuttosto ostica e controversa: alcune aziende non lo chiedono perché non possono permettersi personale così qualificato e/o ritengono che si tratti di persone incapaci di affrontare di petto situazioni anche difficili come possono essere i moderni contesti produttivi; altre invece lo pretendono in quanto il confronto con mercati stranieri pone la necessità di avere risorse umane capaci e competenti in determinati ambiti lavorativi. Avere un PhD permette di acquisire competenze e conoscenze davvero irrinunciabili, tuttavia comporta un rallentato ingresso nel mondo del lavoro.

L'Ordine potrebbe organizzare servizi di consulenza e supporto per l'inserimento di tali figure, che potrebbero apportare non solo aria nuova nei moderni contesti produttivi ma anche innalzare il livello complessivo della qualità produttiva. Anche la promozione di corsi di specializzazione e di aggiornamento potrebbe essere uno strumento importante per far conoscere ed apprezzare simili specialisti.

Altre possibili attività per sostenere giovani Ricercatori sono le summer/winter school, che si prestano bene sia per la divulgazione delle informazioni e delle conoscenze scientifiche sia per promuovere indirettamente l'associazione/Ordine professionale che lo sponsorizza.

Mi sentirei anche di organizzare anche corsi di formazione e di orientamento alla professione di Tecnologo Alimentare, che servono all'alunno a recepire cosa è il Tecnologo Alimentare, come si può far fruttare e spendere professionalmente le competenze acquisite e sempre per attività promozionale dell'Ordine stesso.

D: Restiamo in tema di esperienze all'estero. E' opinione diffusa l'utilità di un periodo di studio e/o tirocinio fuori dei confini nazionali. Molti laureandi e neolaureati in Scienze e Tecnologie Alimentari si chiedono come materialmente candidarsi per questa tipologia d'esperienze e soprattutto come scegliere tra le differenti possibilità.

Alla luce della Sua duplice esperienza in tal senso, se la sentirebbe di dare qualche consiglio oggettivo a chi ci legge? A chi occorre rivolgersi, ma soprattutto come prepararsi per affrontare al meglio questi periodi, onde massimizzarne la resa?

M: Andare all'estero per me è stata un'occasione importante, se non fondamentale, oltre che un'esperienza piacevole ricca di ricordi e di soddisfazioni che si sono concretizzate nell'allacciare rapporti che tuttora durano a dispetto del tempo passato.

Partire, intanto, non va mai interpretato come la fine, ma io piuttosto lo vedrei come un momento per fare il bilancio di ciò che si è concluso fino a quel momento e definire le proprie ambizioni (sia professionali, sia scolastiche). Un aspetto, che per me è risultato determinante per apprezzare una simile esperienza, è stato senza dubbio la totale mancanza di preconcetti e la più totale apertura al dialogo ed al confronto: vedere la Realtà da un altro punto di vista permette di allargare gli orizzonti e di scoprire e accettare potenzialità piacevolmente inaspettate.

Bisogna sottolineare che il confronto ed il dialogo devono essere bilaterali, perchè è giusto lasciare il segno della propria competenza, ma è altresì giusto ricevere ed imparare da chi ha maggiore esperienza accettando con serenità tutti i tipi di critica. Aggiungerei anche che spirito di iniziativa, elasticità mentale e voglia di fare ed imparare non dovrebbero mancare ogniqualvolta ci si appresta ad una nuova cultura o si visita un'altra città.

Il canale principale per esperienze del genere è senza dubbio l'ambito universitario, specie quello dei Dipartimenti di Ricerca, dove è possibile non solo trovare il contatto materiale con Enti di Ricerca internazionali, ma anche il supporto tecnico-logistico necessario per affrontare serenamente la trasferta in un Paese straniero.

Molti Atenei hanno attivi il servizio di Relazioni Internazionali, a cui gli studenti ed i giovani ricercatori possono appoggiarsi per conoscere bandi e programmi, sia di studio sia di lavoro. all'estero (e.g. Erasmus per studiare all'estero, Leonardo Da Vinci per effettuare o un'esperienza di tesi o una prima esperienza lavorativa).

Inoltre esistono anche progetti e borse di studio per favorire la mobilità dei ricercatori per la diffusione delle tecniche e delle conoscenze, che stanno acquisendo maggiore visibilità ed importanza.

D: Una domanda ormai di rito: perché ritiene importante iscriversi all'Albo? Ma soprattutto perché secondo Lei è importante iscriversi anche se non si svolge la libera professione?

M: La mia scelta di aderire all'Albo è stata motivata dal fatto che, poiché ero orientato a intraprendere la Libera Professione, volevo appoggiarmi ad una struttura che fosse non solo in grado di darmi indicazioni nozionistiche e/o legali, ma che permettesse anche di mettermi in contatto con altri Professionisti e di generare così reti di rapporti non solo lavorativi, ma anche umani, tali da affrontare più serenamente problematiche e situazioni sia nell'ambito professionale sia in quello personale.

Appartenere ad un Ordine Professionale per me significa non solo dare un valore aggiunto alla propria capacità e competenze personali, ma è anche e soprattutto la manifesta dichiarazione di garanzia di trasparenza e di professionalità.

D: La ringrazio, a nome di tutto lo Staff di Talkin'about Food Forum, per la disponibilità e spero di leggerla presto.

M: Ringrazio lo Staff di Talkin'about Food Forum per avermi concesso l'opportunità di condividere il mio (limitato) bagaglio di competenze e conoscenze.

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