Ciao a tutti,
pur rimanendo ancora in attesa di risposta per un recente quesito, a cui purtroppo non ho ancora avuto risposte, ma spero sempre in qualche dritta
Ho scoperto il forum da poco e, visto che ci sono parecchi scambi tecnici, anche se vetusti, provo a chiedervi un parere su un un'altra questione.
In questi giorni, confrontandomi acnhe con alcuni colleghi consulenti non si parla d'altro e, vorrei capire voi come state vivendo la cosa e come vi state organizzando.
Come saprete, con le novità introdotte dalla recente Legge 75/2026 in materia agroalimentare, il quadro sanzionatorio per le violazioni legate all'etichettatura, Reg. 1169/1169, ha subito un'impennata che definirei spaventosa.
Si parla di sanzioni, da quanto ho letto, che possono arrivare al 3% del fatturato annuo, con tetti massimi che sfiorano i 100.000 euro per questioni legate alla denominazione, all'elenco ingredienti o all'origine.
Ora, chiunque faccia questo lavoro sa benissimo che l'errore formale, la svista sull'ingrediente composto o l'interpretazione borderline su un claim siano all'ordine del giorno. Non stiamo parlando di sofisticazioni o di avvelenare la gente, ma di pratiche di informazione.
Personalmente, la cosa che mi preoccupa di più è l'impatto sul tessuto produttivo italiano.
Se una multinazionale dovesse prendere una multa elevata, molto probilmennte chiamerà l'ufficio legale, farà ricorso, o semplicemente la assorbirà a bilancio.
Ma se un piccolo caseificio artigianale, che magari si affida a un consulente esterno che passa una volta al mese e che, sbaglia l'impostazione di un quid o, omette un dettaglio formale sull'origine, una sanzione parametrata al fatturato rischia letteralmente di farli chiudere.
Mi piacerebbe capire il vostro punto di vista.
Sono pronto per un confornto
Saluti e grazie a chi risponderà
