Ciao fatty! :-) Non prendertela, ma non capisco bene il senso della tua dichiarazione.. Hai problemi con il lattosio? Offri consulenza per chi fosse intollerante al lattosio? O sei semplicemente interessato all'argomento e cerchi informazioni? A presto! Giulio
Ciao fatty! :-) Non prendertela, ma non capisco bene il senso della tua dichiarazione.. Hai problemi con il lattosio? Offri consulenza per chi fosse intollerante al lattosio? O sei semplicemente interessato all argomento e cerchi informazioni? A presto! Giulio Nessuna delle tre...... :-( Scherzi a parte, sono interessato all'argomento e mi piacerebbe discuterne con voi.
Che dire.. su un argomento del genere si potrebbero scrivere dei libri. Potremmo iniziare dicendo che l'intolleranza al lattosio non è un allergia (non determina infatti una reazione immunitaria da parte dell'organismo), come molti erronemanete credono. Si tratta di una carenza, indotta da un determinato stile di vita (che poi vedremo), dell'enzima deputato alla scissione del lattosio nei suoi 2 monosaccaridi costitutivi: glucosio e galattosio. L'enzima in questione è la lattasi e la sua carenza determina il non assorbimento (parziale o anche totale) del lattosio, che pertanto giunge integro nell'intestino crasso dove viene metabolizzato dalla flora microbica autoctona con la relativa produzione di metaboliti secondari e gas. Quest'ultima è la principale causa scatenante della sintomatologia che tutti gli intolleranti ben conoscono (diarrea, dolori addominali, spossatezza, etc). Il mio professore di "Alimentazione e Nutrizione Umana" era solito ricordare a noi studenti che, non trattandosi di allergia, l'intolleranza al lattosio è reversibile; cioè possiamo lentamente riabituare l'organismo all'assunzione del lattosio. Il metodo è molto semplice, ma richiede tempo e costanza: si procede reintroducendo il latte nella nostra dieta in dosi via via crescenti. Si parte con una quantità modestissima di latte (ad esempio l'equivalente di un cucchiaino da caffè) meglio se all'inizio del weekend.. di modo che, in caso di problemi, il caro e vecchio amico bagno ci sia di sostegno.. ;-) Si prosegue per diversi giorni con questo dosaggio e si controlla la sintomatologia. Se non si hanno effetti conclamati si rincara leggermente la dose (es. due cucchiaini di latte) per altrettanti giorni; e così via fino ad arrivare alla completa "riabilitazione". Sebbene possa sembrare un pò empirica, si tratta comunque di una metodologia che poggia su solide basi scientifiche: salvo rari casi di origine genetica oppure infettiva (danneggiamento della mucosa intestinale), la lattasi è un enzima naturalmente presente nelle cellule dell'intestino tenue dei neonati, che, soltanto a seguito della differenziazione della dieta da parte dell'individuo (con l'inizio dell'assunzione di altri alimenti come i vegetali, la carne, i formaggi, etc) viene ridotto in modo tanto maggiore quanto minore è il consumo di latte. Il suggerimento è comunque sempre quello di non intraprendere iniziative da soli, ma di rivolgersi ad un medico specialista che valuterà come procedere, le tempistiche, i dosaggi,... Per ora è tutto!! ;-)
A presto!
Giulio
a proposito di questo.... c'è una mia carissima amica che ha scoperto in età adulta di essere intollerante al latte, mozzarella e alcuni tipi di formaggi. Siccome credo sia una forma lieve perchè alcuni latticini può mangiarli come anche bevande contenente latte, le ho consigliato di provare ad usare Zymil. Non è andata a buon fine: dice che l'è rimasto sullo stomaco tutta la giornata. Io mi chiedo come mai questo se Zymil è a bassissimo contenuto di lattosio? Possibile non ci sia niente all'infuori del pessimo (a mio parere) latte di soia? Adriana
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